Ci hai messo tanto, di questo bisogna dartene atto.
hai resistito ben 6 anni. molto sopra la media.
ma ora la fine è arrivata. era nell'aria da qualche tempo, i primi schricchiolii si avvertivano con i primi post commentabili.
Poi l'incidente del libro (non saprei come altro definirlo).
E infine, lunedì 6 aprile duemilaenove, l'amaro epilogo.
Addio, chinaski.
martedì 7 aprile 2009
mercoledì 18 febbraio 2009
il bloggo dell'artista
ieri mi hanno chiamato dal gieffe.
mi hanno detto che se uno dei ragazzi bestemmia entro io.
e no ci ho detto io, col cazzo, non sono il rincalzo di nessuno io.
e loro mi han detto ma no guarda, che rincalzo, mica lo buttiamo fuori.
quando lui bestemmia entri tu e basta. è tipo un richiamo.
mi hanno detto che se uno dei ragazzi bestemmia entro io.
e no ci ho detto io, col cazzo, non sono il rincalzo di nessuno io.
e loro mi han detto ma no guarda, che rincalzo, mica lo buttiamo fuori.
quando lui bestemmia entri tu e basta. è tipo un richiamo.
lunedì 6 ottobre 2008
pinoemarisa
Ieri una mia amica che non vedo da molto tempo mi ha scritto sulla mia social iutiliti di cui mi vergogno a scrivere il nome perche' io no, io sono un blogger, mica uno che usa feisbuc (cazzo) chiedendo mie notizie con fare affettuoso e, tra mille dettagli non richiesti sui suoi numerosi impegni di donna in carriera, mi ha chiesto quando torno perche' LEI mi vuole sempre bene e, dopo che le ho risposto la settimana prossima, nel messaggio successivo, sempre con lo stesso tono pratico ed indaffarato, mi ha detto che nel weekend porta al mare le nonne quindi al massimo ci vediamo a SANTA.
Certo.
Aspettami. Dammi solo il tempo di atterrare (se atterro) dopo 40 ore di volo e cinque mesi di assenza e cerco subito un taxi per SANTA. E' un po' che ho voglia di vedere le tue nonne.
Ecco, questo per dire che torno. Torno nella mia cittadina, e la cosa figa e' che mi lamentero' con fare annoiato e vagamente spocchioso che tutto e' rimasto uguale, ma il realta' il problema e' che io saro' rimasto uguale, visto che mi trovero' esattamente al punto di partenza.
Beh, non proprio tutto, dai. Mi hanno detto per esempio che pinoemarisa ha rinnovato, adesso e' un locale al passo coi tempi. Non so pero' che fine abbiano fatto pinoemarisa, spero stiano bene. Lo scopriro' presto, in ogni caso, dato che non avro' molto da fare se non reimmergermi nel liquido amniotico della mia rassicurante realta' locale.
Si si, va la, poche balle, altro che Zelandia, io sono uno da pinoemarisa. A chi la voglio raccontare.
Adesso che ho giocato un po' all'esploratore mi aspetta la merenda sul tavolo della cucina ed il telecomando sul divano. Il rumore della lavatrice che gira ed il gatto che mi si struscia tra i piedi. Non andro' piu' in nessun posto non raggiungibile in ciabatte.
Quindi, a rpensarci, mi sa che non se ne fa niente anche per SANTA.
Certo.
Aspettami. Dammi solo il tempo di atterrare (se atterro) dopo 40 ore di volo e cinque mesi di assenza e cerco subito un taxi per SANTA. E' un po' che ho voglia di vedere le tue nonne.
Ecco, questo per dire che torno. Torno nella mia cittadina, e la cosa figa e' che mi lamentero' con fare annoiato e vagamente spocchioso che tutto e' rimasto uguale, ma il realta' il problema e' che io saro' rimasto uguale, visto che mi trovero' esattamente al punto di partenza.
Beh, non proprio tutto, dai. Mi hanno detto per esempio che pinoemarisa ha rinnovato, adesso e' un locale al passo coi tempi. Non so pero' che fine abbiano fatto pinoemarisa, spero stiano bene. Lo scopriro' presto, in ogni caso, dato che non avro' molto da fare se non reimmergermi nel liquido amniotico della mia rassicurante realta' locale.
Si si, va la, poche balle, altro che Zelandia, io sono uno da pinoemarisa. A chi la voglio raccontare.
Adesso che ho giocato un po' all'esploratore mi aspetta la merenda sul tavolo della cucina ed il telecomando sul divano. Il rumore della lavatrice che gira ed il gatto che mi si struscia tra i piedi. Non andro' piu' in nessun posto non raggiungibile in ciabatte.
Quindi, a rpensarci, mi sa che non se ne fa niente anche per SANTA.
venerdì 12 settembre 2008
Non he ho voglia II - rettifica al precedente post
Ci ho pensato un po' e mi sono reso conto che non e' proprio vero che non ho voglia di fare niente.
Magari mi sono lasciato prendere la mano, spesso mi capita di esagerare solo per il gusto di scrivere frasi ad effetto.
Mi sono messo li' ed ho fatto una lista delle cose che in effetti ho voglia di fare.
Le ho divise per categorie (che mente organizzata).
1) cose che ho spesso voglia di fare:
- le seghe (molto spesso)
- guardare filmati con le donne nude (spesso collegata alla prima, ma non sempre)
- andare sul sito della gazzetta (non leggere gli articoli, attenzione)
- arricciare i bordi delle pagine con le dita (con altre parti del corpo in effetti sarebbe scomodo)
- le gare di scoregge (ne ho anche vinte eh)
- guardarmi allo specchio (anche se quello che vedo raramente mi soddisfa. A meno che non sia buio)
2) cose che non ho quasi mai voglia di fare ma che in genere faccio per necessita'/convenzione sociale:
- respirare (con parsimonia)
- mangiare/bere (categoria che comprende anche la conseguente e successiva espulsione di rifiuti liquidi/solidi. Anche se a volte cagare e' un piacere, ammettiamolo)
- tagliarmi le unghie (spesso sono tentato di tagliare solo quelle della mano sinistra, visto che per quelle della destra devo impugnare la forbice con l'altra mano ed e' piu' faticoso)
- lavarmi i denti (specialmente la sera quando ho sonno e' veramente dura, e comunque dovrei riconsiderarne la necessita' visto che non facendolo mi eviterei molte delle relazioni interpersonali che mi provocano inutile fatica, ad esempio il punto successivo)
- rispondere alle domande (magari se ripetute piu' di una volta)
- alzarmi dal letto (prima o poi)
- guardare la tv (nel senso che raramente quello che guardo mi interessa, ma una volta accesa e' troppo faticoso smettere di guardarla. soprattutto alzarsi dalla poltrona/divano)
- in generale, mantenere un'approssimativa igiene personale (diciamo che quando lo sporco diventa scomodo/fastidioso mi rassegno a rimuoverne la quantita' necessaria per rientrare appena sotto la soglia del fastidio)
- fingere di fare qualcosa quando qualcuno mi guarda (lo faccio raramente comunque. Di solito non fingo nemmeno)
poi ci sono le cose che proprio non ho voglia di fare e che semplicemente non faccio. vediamole.
1) tutto il resto.
Magari mi sono lasciato prendere la mano, spesso mi capita di esagerare solo per il gusto di scrivere frasi ad effetto.
Mi sono messo li' ed ho fatto una lista delle cose che in effetti ho voglia di fare.
Le ho divise per categorie (che mente organizzata).
1) cose che ho spesso voglia di fare:
- le seghe (molto spesso)
- guardare filmati con le donne nude (spesso collegata alla prima, ma non sempre)
- andare sul sito della gazzetta (non leggere gli articoli, attenzione)
- arricciare i bordi delle pagine con le dita (con altre parti del corpo in effetti sarebbe scomodo)
- le gare di scoregge (ne ho anche vinte eh)
- guardarmi allo specchio (anche se quello che vedo raramente mi soddisfa. A meno che non sia buio)
2) cose che non ho quasi mai voglia di fare ma che in genere faccio per necessita'/convenzione sociale:
- respirare (con parsimonia)
- mangiare/bere (categoria che comprende anche la conseguente e successiva espulsione di rifiuti liquidi/solidi. Anche se a volte cagare e' un piacere, ammettiamolo)
- tagliarmi le unghie (spesso sono tentato di tagliare solo quelle della mano sinistra, visto che per quelle della destra devo impugnare la forbice con l'altra mano ed e' piu' faticoso)
- lavarmi i denti (specialmente la sera quando ho sonno e' veramente dura, e comunque dovrei riconsiderarne la necessita' visto che non facendolo mi eviterei molte delle relazioni interpersonali che mi provocano inutile fatica, ad esempio il punto successivo)
- rispondere alle domande (magari se ripetute piu' di una volta)
- alzarmi dal letto (prima o poi)
- guardare la tv (nel senso che raramente quello che guardo mi interessa, ma una volta accesa e' troppo faticoso smettere di guardarla. soprattutto alzarsi dalla poltrona/divano)
- in generale, mantenere un'approssimativa igiene personale (diciamo che quando lo sporco diventa scomodo/fastidioso mi rassegno a rimuoverne la quantita' necessaria per rientrare appena sotto la soglia del fastidio)
- fingere di fare qualcosa quando qualcuno mi guarda (lo faccio raramente comunque. Di solito non fingo nemmeno)
poi ci sono le cose che proprio non ho voglia di fare e che semplicemente non faccio. vediamole.
1) tutto il resto.
mercoledì 10 settembre 2008
Non ne ho voglia.
Guardiamo in faccia la realta'.
Non ne ho voglia.
Non ne ho voglia e basta, non c'e' niente che io possa fare per cambiare questo dato di fatto.
Notoriamente, il miglior modo per assicurarsi che la voglia di fare qualcosa non ti venga mai, mai fino alla fine del tempo, e' cercare di farsi venire voglia di fare quella cosa.
La voglia non te la fai venire, ti viene o no. Non dipende da te.
Non e' colpa mia quindi.
Non e' colpa mia se non ho voglia di fare quello che devo fare oggi.
Non e' colpa mia se non avevo voglia di farlo ieri.
Sara' ancor meno colpa mia quando non avro' voglia di farlo domani.
Vi prego, credetemi. Non lo faccio apposta. Io vorrei avere voglia.
Ma la voglia di avere voglia non e' sufficiente a farmi venire voglia.
Io ci provo, lo giuro, ma piu' ci provo e peggio e'. E non potete dire che non ci ho provato. Cazzo, se uno va fino in nuova cazzo di zelanda per vedere se almeno la' c'e' qualcosa che ha voglia di fare, vuol dire che ci ha provato.
Niente da fare.
Non ho voglia di fare un cazzo.
L'unica cosa che vorrei adesso e' essere disteso su un divano e farmi carezzare la testa come un cane da passeggio.
Non ne ho voglia.
Non ne ho voglia e basta, non c'e' niente che io possa fare per cambiare questo dato di fatto.
Notoriamente, il miglior modo per assicurarsi che la voglia di fare qualcosa non ti venga mai, mai fino alla fine del tempo, e' cercare di farsi venire voglia di fare quella cosa.
La voglia non te la fai venire, ti viene o no. Non dipende da te.
Non e' colpa mia quindi.
Non e' colpa mia se non ho voglia di fare quello che devo fare oggi.
Non e' colpa mia se non avevo voglia di farlo ieri.
Sara' ancor meno colpa mia quando non avro' voglia di farlo domani.
Vi prego, credetemi. Non lo faccio apposta. Io vorrei avere voglia.
Ma la voglia di avere voglia non e' sufficiente a farmi venire voglia.
Io ci provo, lo giuro, ma piu' ci provo e peggio e'. E non potete dire che non ci ho provato. Cazzo, se uno va fino in nuova cazzo di zelanda per vedere se almeno la' c'e' qualcosa che ha voglia di fare, vuol dire che ci ha provato.
Niente da fare.
Non ho voglia di fare un cazzo.
L'unica cosa che vorrei adesso e' essere disteso su un divano e farmi carezzare la testa come un cane da passeggio.
lunedì 1 settembre 2008
Dover partire, saper tornare.
Si può camminare diretti verso qualcosa, o si può camminare solo per camminare. Io non so dove sono diretto.
28 febbraio di quest'anno.
Non so non partire, non so non tornare. Una quadrupla negazione per dare una forma alla mia confusione. Al mio sentirmi come la negazione di qualcosa, l'affermazione di nulla.
Scrivevo queste cose, il 28 febbraio di quest'anno. Vittima della contraddizione di sentirsi imprigionato dalle possibilita', mi sentivo come qualcuno chiuso fuori da una gabbia in cui non puo' entrare.
Ho viaggiato in questi giorni. Verso posti a lungo sfiorati con l'immaginazione e finalmente toccati, calpestati, osservati, annusati, vissuti.
Ho vissuto l'appagamento di quando si scopre che desiderare un luogo non significa sempre essere destinati a non andarci mai. A cercarne dei surrogati.
Ho vissuto l'indipendenza che viene dalla solitudine, e la solitudine che viene dall'indipendenza.
Ho abbandonato il luogo dove avevo vissuto gli ultimi mesi, che da meta di un viaggio e' diventato il posto in cui faccio ritorno dopo un viaggio.
Non si puo' chiamare un posto casa se non ci si ritorna da un viaggio.
Ho letto una cosa scritta da un amico, una cosa scritta un anno fa e riportata adesso, come ho fatto io con il 28 febbraio di quest'anno.
Parla del suo viaggio. Di come vi sia giunto spinto solo (solo?) dall'esistenza delle possibilita'. Io penso a quando lessi le stesse parole un anno fa, e di come mi sentissi attratto dalle possibilita' che vi leggevo.
Poi penso a come mi sentivo imprigionato dall'esistenza delle stesse possibilita', prima di partire per questo viaggio.
Adesso, rileggendo quelle parole, ripensando al mio viaggio appena concluso, so che dovevo partire. Per non essere quello che non sa tornare perche' non sa partire. Perche' questa era la prima partenza vera e non potevo continuare a vivere nell'inganno di partenze finte e ritorni finti.
Perche' una partenza vera ti costringe a cercare una traiettoria. Ed un motivo per tornare.
Un motivo vero.
E, tra partenza e ritorno, ti costringe a trovare qualcosa da essere.
Nel frattempo.
Oggi ho letto anche un'altra cosa, scritta da un'altra persona. Alla fine, diceva:
torna.
Si. Adesso ho un motivo per tornare. Se non fossi partito non avrei potuto tornare. Ma adesso si. Adesso so dove sono diretto.
Torno.
28 febbraio di quest'anno.
Non so non partire, non so non tornare. Una quadrupla negazione per dare una forma alla mia confusione. Al mio sentirmi come la negazione di qualcosa, l'affermazione di nulla.
Scrivevo queste cose, il 28 febbraio di quest'anno. Vittima della contraddizione di sentirsi imprigionato dalle possibilita', mi sentivo come qualcuno chiuso fuori da una gabbia in cui non puo' entrare.
Ho viaggiato in questi giorni. Verso posti a lungo sfiorati con l'immaginazione e finalmente toccati, calpestati, osservati, annusati, vissuti.
Ho vissuto l'appagamento di quando si scopre che desiderare un luogo non significa sempre essere destinati a non andarci mai. A cercarne dei surrogati.
Ho vissuto l'indipendenza che viene dalla solitudine, e la solitudine che viene dall'indipendenza.
Ho abbandonato il luogo dove avevo vissuto gli ultimi mesi, che da meta di un viaggio e' diventato il posto in cui faccio ritorno dopo un viaggio.
Non si puo' chiamare un posto casa se non ci si ritorna da un viaggio.
Ho letto una cosa scritta da un amico, una cosa scritta un anno fa e riportata adesso, come ho fatto io con il 28 febbraio di quest'anno.
Parla del suo viaggio. Di come vi sia giunto spinto solo (solo?) dall'esistenza delle possibilita'. Io penso a quando lessi le stesse parole un anno fa, e di come mi sentissi attratto dalle possibilita' che vi leggevo.
Poi penso a come mi sentivo imprigionato dall'esistenza delle stesse possibilita', prima di partire per questo viaggio.
Adesso, rileggendo quelle parole, ripensando al mio viaggio appena concluso, so che dovevo partire. Per non essere quello che non sa tornare perche' non sa partire. Perche' questa era la prima partenza vera e non potevo continuare a vivere nell'inganno di partenze finte e ritorni finti.
Perche' una partenza vera ti costringe a cercare una traiettoria. Ed un motivo per tornare.
Un motivo vero.
E, tra partenza e ritorno, ti costringe a trovare qualcosa da essere.
Nel frattempo.
Oggi ho letto anche un'altra cosa, scritta da un'altra persona. Alla fine, diceva:
torna.
Si. Adesso ho un motivo per tornare. Se non fossi partito non avrei potuto tornare. Ma adesso si. Adesso so dove sono diretto.
Torno.
giovedì 14 agosto 2008
Quo usque tandem abutere, Brandingwalsh, patientia nostra?
Non vi preoccupate, tra un po' chiudo.
Ultimamente va di moda chiudere i blog, ma solo quelli di successo, quindi la chiusura di questo non andrebbe vista come un tentativo di adeguarsi alla moda.
Piu' che altro, l'intrinseco valore di questo blog e' la sua assoluta mancanza di valore informativo. Mi spiacerebbe chiuderlo solo per questo, rappresentava (parliamone al passato va') un esempio unico di assenza di contenuti. Autoreferenzialita' autoreferenziale. Ma il bello e' che non sono riuscito nemmeno a parlare di me.
Ad esempio, sta zelandia no?
Alzi la mano chi ha capito qualcosa di com'e' sto posto.
Tra poco credo che verro' smascherato e tutti capiranno che sono chiuso in un capanno per gli attrezzi in un campo vicino a viguzzolo da circa tre mesi.
Mi sento un po' come quello di intudeuaild. Massi', quello che si e' infilato in halasca (si scrive cosi'? sto ancora imparando l'inglese) e non riusciva piu' a uscire.
Io avrei la statale a 50 metri, ma un contadino ha messo il lucchetto alla porta del capanno.
Ma non vi preoccupate, ho il plasma con lettore dvd ed un sacco di porno, sky, skype, flickr, tumblr, twitter, un avatar e qualche malware a tenermi compagnia.
Se avessi anche la corrente elettrica tutto funzionerebbe meglio, specialmente il plasma, che cosi' si vede bene (di giorno) ma e' sempre uguale.
Ieri il contadino e' venuto a bussare ma io gli ho detto di lasciarmi stare che sono in nuova zelandia.
Non sembrava convinto, lo zotico. Forse perche' non parla inglese.
Ieri pensavo che forse nel mio futuro vi e' una carriera ecclesiastica.
Cioe', la vocazione la sento, per carita'. Poi Don Branding suona bene. O Don Walsh.
Il problema e' che temo mi chiederebbero di smettere di bestemmiare.
Almeno durante la messa.
Ultimamente va di moda chiudere i blog, ma solo quelli di successo, quindi la chiusura di questo non andrebbe vista come un tentativo di adeguarsi alla moda.
Piu' che altro, l'intrinseco valore di questo blog e' la sua assoluta mancanza di valore informativo. Mi spiacerebbe chiuderlo solo per questo, rappresentava (parliamone al passato va') un esempio unico di assenza di contenuti. Autoreferenzialita' autoreferenziale. Ma il bello e' che non sono riuscito nemmeno a parlare di me.
Ad esempio, sta zelandia no?
Alzi la mano chi ha capito qualcosa di com'e' sto posto.
Tra poco credo che verro' smascherato e tutti capiranno che sono chiuso in un capanno per gli attrezzi in un campo vicino a viguzzolo da circa tre mesi.
Mi sento un po' come quello di intudeuaild. Massi', quello che si e' infilato in halasca (si scrive cosi'? sto ancora imparando l'inglese) e non riusciva piu' a uscire.
Io avrei la statale a 50 metri, ma un contadino ha messo il lucchetto alla porta del capanno.
Ma non vi preoccupate, ho il plasma con lettore dvd ed un sacco di porno, sky, skype, flickr, tumblr, twitter, un avatar e qualche malware a tenermi compagnia.
Se avessi anche la corrente elettrica tutto funzionerebbe meglio, specialmente il plasma, che cosi' si vede bene (di giorno) ma e' sempre uguale.
Ieri il contadino e' venuto a bussare ma io gli ho detto di lasciarmi stare che sono in nuova zelandia.
Non sembrava convinto, lo zotico. Forse perche' non parla inglese.
Ieri pensavo che forse nel mio futuro vi e' una carriera ecclesiastica.
Cioe', la vocazione la sento, per carita'. Poi Don Branding suona bene. O Don Walsh.
Il problema e' che temo mi chiederebbero di smettere di bestemmiare.
Almeno durante la messa.
mercoledì 30 luglio 2008
quando un soffio di vento ti stende a terra
A volte ti capita di sentirti saldo sulle gambe.
Ti sembra di avere camminato tanto, su percorsi anche difficili. Faticosi.
Ti sembra di aver continuato a camminare controvento.
E per questo ti senti le gambe stanche, dure.
Ma salde.
Ti dici, mi hanno portato fino a qui, se le sento dure e mi fanno male vuol dire che le ho fatte andare. Che stanno diventando forti.
Ti danno persino il tempo di guardarti intorno, e vedere che intorno e' bello.
Non sei piu' concentrato solo sul dolore dei muscoli sforzati.
Ti guardi anche alle spalle, e vedi che di strada ne hai fatta, e quello che hai visto ti piace, dopotutto.
E cosi' puoi guardare alla strada che rimane e pensare che forse sara' ancora piu' bella, e che allo stesso tempo ne manca meno, e che il traguardo non e' piu' cosi' lontano.
A volte pensi tutte queste cose, e per un attimo la stanchezza non la senti quasi piu'.
Poi, all'improvviso, arriva un soffio di vento, quasi impercettibile.
E ti ritrovi per terra.
Ti sembra di avere camminato tanto, su percorsi anche difficili. Faticosi.
Ti sembra di aver continuato a camminare controvento.
E per questo ti senti le gambe stanche, dure.
Ma salde.
Ti dici, mi hanno portato fino a qui, se le sento dure e mi fanno male vuol dire che le ho fatte andare. Che stanno diventando forti.
Ti danno persino il tempo di guardarti intorno, e vedere che intorno e' bello.
Non sei piu' concentrato solo sul dolore dei muscoli sforzati.
Ti guardi anche alle spalle, e vedi che di strada ne hai fatta, e quello che hai visto ti piace, dopotutto.
E cosi' puoi guardare alla strada che rimane e pensare che forse sara' ancora piu' bella, e che allo stesso tempo ne manca meno, e che il traguardo non e' piu' cosi' lontano.
A volte pensi tutte queste cose, e per un attimo la stanchezza non la senti quasi piu'.
Poi, all'improvviso, arriva un soffio di vento, quasi impercettibile.
E ti ritrovi per terra.
lunedì 21 luglio 2008
Attiviamoci
Cioè, veramente, che blog.
Per favore, raccogliete un po' di firme per chiuderlo.
Si, lo so che siete in 3.
Vabbé, facciamo che bastano 2 firme.
Speditele in busta sigillata a:
Branding Walsh
Nuova Zelandia.
Per favore, raccogliete un po' di firme per chiuderlo.
Si, lo so che siete in 3.
Vabbé, facciamo che bastano 2 firme.
Speditele in busta sigillata a:
Branding Walsh
Nuova Zelandia.
venerdì 11 luglio 2008
60 seconds challenge
Dopo una mattinata di interessanti ricerche su temi di primaria importanza come la sostenibilita’, la standardizzazione culturale ad opera dei brand globali, nonche’ sui danni provocati dalle corporation al sistema economico mondiale, ho sentito il bisogno di uscire dall’ufficio e procurarmi un bacon cheesburger ed un quarter pounder da McDonald’s.
Avvicinandomi al bancone, noto un cronometro di fianco al registratore di cassa, ed un’insegna che dice “60 seconds challenge”.
In pratica, se dal momento in cui i soldi passano dalle tue mani a quelle della cassiera a quello in cui nelle tue mani viene posato un fagotto di carne geneticamente modificata e chimicamente insaporita passano piu’ di 60 secondi, hai diritto ad un Big Mac gratuito.
Di fianco alla cassiera asiatica, in un angolo, siede imperturbabile la Signora Che Controlla, colei che e’ responsabile dell’efficienza dei cassieri e, un brivido mi corre lungo la schiena, del loro eventuale castigo.
Tocca a me. Inizia la sfida.
Premo start sul cronometro e vengo investito dal fuoco di fila delle domande.
PICCOLO O GRANDE!
...ehm... piccolo...
MANGI QUI O PORTI VIA!
Via!
DA BERE COCA?!?
s-si... si! SI!
DA QUANTO NON SCOPI?!?
...
ehm, no, forse questa l’ho solo immaginata (ma non e’ che ci pensi tanto eh)
Quando rispondo all’ultima domanda la ragazza asiatica scompare, per riapparire in un tempo insensatamente breve con in mano un sacchetto.
Guardo il cronometro. Sono passati 18 secondi.
Mentre prendo il fagotto che l’ansante ma soddisfatta ragazza asiatica mi porge, ho la certezza che, se per qualche motivo il panino non fosse arrivato in tempo, la Signora Che Controlla le avrebbe porto un coltello da macellaio e lei si sarebbe mozzata una mano porgendomela sorridente tra due fette di pane.
Avvicinandomi al bancone, noto un cronometro di fianco al registratore di cassa, ed un’insegna che dice “60 seconds challenge”.
In pratica, se dal momento in cui i soldi passano dalle tue mani a quelle della cassiera a quello in cui nelle tue mani viene posato un fagotto di carne geneticamente modificata e chimicamente insaporita passano piu’ di 60 secondi, hai diritto ad un Big Mac gratuito.
Di fianco alla cassiera asiatica, in un angolo, siede imperturbabile la Signora Che Controlla, colei che e’ responsabile dell’efficienza dei cassieri e, un brivido mi corre lungo la schiena, del loro eventuale castigo.
Tocca a me. Inizia la sfida.
Premo start sul cronometro e vengo investito dal fuoco di fila delle domande.
PICCOLO O GRANDE!
...ehm... piccolo...
MANGI QUI O PORTI VIA!
Via!
DA BERE COCA?!?
s-si... si! SI!
DA QUANTO NON SCOPI?!?
...
ehm, no, forse questa l’ho solo immaginata (ma non e’ che ci pensi tanto eh)
Quando rispondo all’ultima domanda la ragazza asiatica scompare, per riapparire in un tempo insensatamente breve con in mano un sacchetto.
Guardo il cronometro. Sono passati 18 secondi.
Mentre prendo il fagotto che l’ansante ma soddisfatta ragazza asiatica mi porge, ho la certezza che, se per qualche motivo il panino non fosse arrivato in tempo, la Signora Che Controlla le avrebbe porto un coltello da macellaio e lei si sarebbe mozzata una mano porgendomela sorridente tra due fette di pane.
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